di DONATO SARNO
Qualche settimana fa il politico Clemente Mastella, ormai quasi ottantenne, ha proposto, a causa del caldo assai torrido che ha purtroppo contraddistinto tutta l’estate appena trascorsa, di posticipare l’apertura delle scuole al primo ottobre, come avveniva – egli ha aggiunto – ai suoi tempi. Invero tutti quelli che hanno almeno circa sessanta anni ricordano benissimo che, quando essi andavano a scuola, le lezioni iniziavano il primo ottobre. Si trattava una regola antica, risalente al 1908 (prima ancora nel Regno d’Italia le lezioni iniziavano addirittura il 15 ottobre) e che era giustificata per due motivi: uno scolastico e l’altro agricolo. La scuola di una volta era severa e selettiva, bisognava studiare seriamente fin da subito, per cui già alle elementari frequenti erano le bocciature in caso di insufficiente rendimento e molti alunni venivano rimandati in una o più materie: essi erano costretti a studiare durante l’estate e poi dovevano sostenere gli esami di riparazione, i quali si svolgevano appunto nel mese di settembre. Inoltre settembre era il mese della raccolta della frutta e della vendemmia ed essendo tantissimi bambini impegnati e impiegati nei lavori agricoli essi non avrebbero potuto frequentare in quel mese.

Venerdì 1° ottobre 1976 – e dunque esattamente cinquanta anni fa – fu l’ultima volta in cui in Italia le scuole si aprirono in tale data. L’anno successivo fu approvata la legge 4 agosto 1977, n. 517, comunemente nota come Legge Malfatti, dal nome di Franco Maria Malfatti (1927 – 1991), in quel momento Ministro della Pubblica Istruzione: essa stabilì che nel 1977 le lezioni avrebbero avuto inizio il 20 settembre, mentre in futuro in data a fissarsi, ma comunque in una data obbligatoriamente ricompresa tra il 10 e il 20 settembre. L’anticipo delle lezioni di dieci giorni fu variamente giudicato e comunque fece discutere, in quanto l’apertura delle scuole ad ottobre era un qualcosa di profondamente radicato nei sussidiari, nelle filastrocche, nei proverbi, nel costume e nelle abitudini delle famiglie, avendo accomunato generazioni e generazioni di scolari per svariati decenni: specie nei posti di mare molti alunni ne soffrirono (e io che scrivo fui tra questi), costretti d’un tratto a rinunciare agli ultimi bagni di settembre.
A ben vedere non fu solo la data di inizio delle lezioni a cambiare, giacché nel 1977 venne meno un modello di scuola che conservava tanti aspetti tradizionali, che era tutto incentrato sul rispetto verso gli insegnanti e verso il loro ruolo, e che cinquanta anni fa per l’ultima volta osservò la regola del primo ottobre. Al suo posto fu introdotto un nuovo modello di scuola, salutato come più confacente ai mutati tempi, caratterizzato peraltro da alcuni elementi discutibili – alcuni dei quali entrati in vigore proprio nel 1977, come l’abolizione degli esami di riparazione dalle classi dell’obbligo e dello studio del latino dalle scuole medie – che certamente determinarono un abbassamento qualitativo e quantitativo nella trasmissione del sapere, non bilanciato dall’apertura anticipata. Abbassamento che si è riflesso inevitabilmente sulla formazione di tanti alunni ora divenuti adulti, non di rado ignari o facilmente dimentichi di nozioni basilari e talvolta incapaci di scrivere in modo corretto ed elegante, malgrado i titoli di studio conseguiti.


