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Arrivederci estate (la più calda si sempre): alle 2.05 l’equinozio d’autunno

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Oggi è l’ultimo giorno dell’estate astronomica. Nella notte tra il 22 e il 23 settembre, alle 2.05, il Sole attraverserà l’equatore celeste: comincia l’autunno. Dopo un’estate eccezionalmente calda, la stagione della luce lascia lentamente spazio a quella delle foglie, delle giornate più corte e dei primi tramonti anticipati.

L’estate non finisce davvero quando lo dice il calendario. Finisce, astronomicamente, in un istante preciso.

Quell’istante arriverà alle 2.05 del 23 settembre, quando il Sole attraverserà l’equatore celeste passando dall’emisfero settentrionale a quello meridionale. Sarà l’equinozio d’autunno, il momento che nell’emisfero boreale segna ufficialmente l’inizio della nuova stagione.

È un passaggio quasi impercettibile, che non produce nessun cambiamento improvviso nel paesaggio. Eppure da quel momento la traiettoria apparente del Sole continuerà a spostarsi verso sud e, giorno dopo giorno, nell’emisfero settentrionale le ore di luce diminuiranno fino al solstizio d’inverno.

L’addio a un’estate eccezionalmente calda

È un’estate che si chiude lasciandosi alle spalle numeri importanti.

Secondo il servizio europeo Copernicus, l’estate meteorologica 2026, cioè il periodo giugno-agosto, è stata la più calda mai registrata nell’Europa occidentale, con una temperatura media di 21,69 °C, ben 2,54 °C sopra la media del periodo 1991-2020. L’anomalia ha interessato in particolare anche l’Italia, dove le temperature medie estive sono risultate ai massimi della serie ERA5 in vaste aree del Paese. 

Anche guardando al pianeta nel suo complesso, il trimestre giugno-agosto 2026 è stato a pari merito con il 2024 come estate più calda mai registrata. Agosto, inoltre, è stato il mese più caldo mai registrato per il mese di agosto a livello globale, con una temperatura media di 16,96 °C, e ha eguagliato il record assoluto mensile stabilito nel luglio 2023.

Il caldo, insomma, non scompare con l’arrivo dell’autunno. Ma cambia la stagione nella quale lo osserviamo.

Perché si chiama equinozio

La parola viene dal latino aequa nox, cioè “notte uguale”. L’idea è quella di un equilibrio tra il giorno e la notte, perché nei giorni intorno all’equinozio la durata delle ore di luce e di buio è molto simile.

Non è però esattamente una divisione matematica di dodici ore e dodici ore.

L’atmosfera terrestre rifrange la luce e, inoltre, per convenzione il sorgere e il tramonto del Sole vengono determinati considerando il momento in cui il suo bordo appare o scompare dall’orizzonte. Per questo, nella maggior parte dei luoghi, il giorno dell’equinozio risulta ancora leggermente più lungo della notte.

L’equinozio non è dunque una giornata in cui improvvisamente metà del mondo entra nell’oscurità. È piuttosto una soglia astronomica, il punto di passaggio fra due diverse stagioni della luce.

Dopo l’equinozio, il buio guadagna terreno

Da domani il cambiamento sarà lento ma inesorabile.

Nell’emisfero boreale il Sole resterà ogni giorno per meno tempo sopra l’orizzonte. Le albe arriveranno progressivamente più tardi e i tramonti sempre prima. Il processo continuerà fino al solstizio d’inverno, quando si raggiungerà la giornata con il minor numero di ore di luce dell’anno.

È l’inclinazione dell’asse terrestre, di circa 23,4 gradi rispetto alla perpendicolare al piano dell’orbita, insieme al movimento della Terra intorno al Sole, a determinare l’alternarsi delle stagioni. Gli equinozi di marzo e settembre sono i due momenti dell’anno nei quali il Sole attraversa l’equatore celeste.

E mentre nell’emisfero settentrionale comincia l’autunno, in quello meridionale accade esattamente il contrario: comincia la primavera.

L’autunno che arriva prima nei colori che nel calendario

Per la meteorologia, l’autunno è già iniziato il primo settembre. Per l’astronomia, invece, comincia soltanto adesso.

È una distinzione che racconta due modi diversi di misurare il tempo della natura. Il calendario meteorologico divide l’anno in periodi di tre mesi per facilitare il confronto dei dati climatici; quello astronomico segue invece la posizione della Terra rispetto al Sole.

E poi c’è un terzo calendario, forse il più immediato: quello che osserviamo con gli occhi.

È il calendario delle foglie che cambiano colore, delle prime mattine fredde, dell’odore della terra umida, delle giornate che si accorciano. Quello dei boschi che dal verde passano lentamente al giallo, all’arancio, al rosso e infine al marrone.

L’autunno non arriva tutto in una volta. Si insinua.

Prima nella luce della sera, poi nell’aria del mattino. Arriva con un tramonto che sembra anticipare ogni giorno di qualche minuto e con il sole che, anche quando splende, ha una luce diversa da quella di luglio.

Da Persefone alle feste del raccolto

Non sorprende che il passaggio verso l’autunno abbia assunto, nel corso dei secoli, un forte valore simbolico.

Nella mitologia greca il ciclo delle stagioni è legato alla storia di Persefone, figlia di Demetra. Il suo ritorno dal regno di Ade coincide con il rifiorire della natura, mentre la sua permanenza negli Inferi accompagna il progressivo spegnersi della vegetazione.

L’equinozio è stato celebrato e interpretato in modi diversi anche lontano dal Mediterraneo. In Giappone, nei giorni degli equinozi si celebra l’Higan, tradizione buddhista legata al ricordo degli antenati e al passaggio simbolico verso “l’altra riva”. Il periodo dell’equinozio diventa così un momento di riflessione, memoria e transizione.

E c’è poi il raccolto, uno dei grandi temi dell’autunno in moltissime culture. La stagione segna infatti il momento in cui la terra restituisce ciò che è stato seminato nei mesi precedenti: frutti, cereali, uva, olive.

È forse questo il senso più antico dell’autunno: non soltanto la fine di qualcosa, ma il momento in cui si raccolgono i risultati dell’estate.

Stanotte cambia la stagione, non il mondo

Alle 2.05 di domani mattina non ci sarà nessun segnale visibile nel cielo che annunci l’arrivo dell’autunno. Nessun confine attraverserà improvvisamente il paesaggio.

Eppure, da quell’istante, il movimento della Terra avrà portato il nostro emisfero oltre una delle quattro grandi soglie astronomiche dell’anno.

L’estate 2026 si chiude così, dopo mesi segnati da temperature eccezionali soprattutto in Europa occidentale. E l’autunno comincia quasi in silenzio, nel cuore della notte.

Poi arriverà l’alba.

E sarà già un’alba d’autunno.

redazione
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