di EMILIANO AMATO
La Costa d’Amalfi rischia di pagare il prezzo delle difficoltà della rete ospedaliera provinciale.
È questo il timore che emerge davanti alla riorganizzazione del presidio ospedaliero della Costa d’Amalfi, chiamato a fare i conti con una progressiva riduzione delle professionalità presenti contemporaneamente in servizio.
La novità è tutt’altro che marginale: non ci sarebbe più la presenza contemporanea di chirurgo, internista e cardiologo, oltre al radiologo e al rianimatore. L’organizzazione prevederebbe invece la presenza dell’internista oppure del cardiologo.

Una differenza che, in un presidio di emergenza situato in un territorio particolare come quello della Costiera, può assumere un peso enorme.
Se non è presente il cardiologo, infatti, l’internista non dispone dello stesso collegamento specialistico diretto con i reparti di cardiologia di Cava de’ Tirreni o del San Leonardo. E se l’internista o il cardiologo devono accompagnare un paziente grave verso un reparto di ricovero a Salerno o a Cava de’ Tirreni, il presidio rischia di ritrovarsi con il solo chirurgo e il rianimatore a garantire la copertura interna.
Un cambiamento che, secondo chi conosce da vicino l’organizzazione dell’emergenza in Costiera, rappresenta una discontinuità significativa rispetto all’assetto costruito negli ultimi anni.
Una situazione che non si verificava dal 2003
Dal maggio 2003, con l’istituzione del servizio di cardiologia, il presidio della Costa d’Amalfi aveva potuto contare su una presenza specialistica che si integrava con la rete dell’emergenza.
Un modello costruito proprio tenendo conto delle caratteristiche morfologiche della Costiera: strade strette, tortuose, tempi di percorrenza condizionati dal traffico, distanza dai principali ospedali dotati delle strutture specialistiche necessarie e una popolazione che, soprattutto nei mesi turistici, cresce esponenzialmente.
Per questo il presidio non è semplicemente un piccolo ospedale.
È un punto di riferimento per i residenti, ma anche per una delle aree turistiche più conosciute al mondo e per migliaia di visitatori che ogni anno scelgono la Costa d’Amalfi.
Il nodo dell’emergenza cardiologica
Il problema diventa ancora più evidente quando si parla di emergenze tempo-dipendenti.
Negli anni è stata costruita una rete che consente, in caso di sospetto infarto, di effettuare l’elettrocardiogramma già sul posto attraverso il 118 e di trasmettere i dati alla rete IMA, dell’infarto miocardico acuto, con il coinvolgimento del Ruggi di Salerno e l’attivazione dei percorsi necessari, compreso il trasferimento in elicottero quando indicato.
Un sistema nel quale ogni minuto può fare la differenza.
Ed è proprio questa la ragione per cui il depotenziamento di un presidio situato in un territorio geograficamente complesso non può essere considerato alla stregua di una semplice riorganizzazione degli organici.
La Costiera non è una pianura collegata da una rete autostradale. È un territorio che, per caratteristiche geografiche e viabilità, presenta condizioni assimilabili a quelle di un’area isolata.
E in emergenza, la distanza non si misura soltanto in chilometri.
Si misura in minuti.
E poi ci sono gli elicotteri
A complicare ulteriormente il quadro ci sono le criticità legate ai trasferimenti in elicottero.
Tra le questioni segnalate vi è anche quella relativa alla disponibilità del mezzo di Salerno oltre le ore serali e notturne: dalle 18.00, infatti, l’elisoccorso attivo è quello di Napoli, con tempi di intervento incompatibili, in alcune circostanze, con l’urgenza di un trasferimento sanitario.
Sono aspetti che, proprio perché riguardano emergenze nelle quali il fattore tempo è determinante, meritano risposte precise e una programmazione preventiva.
Perché se viene modificata la dotazione di un presidio territoriale, prima dovrebbe essere chiarito con quali strumenti si garantisce lo stesso livello di sicurezza ai cittadini.
Una Costiera da tutelare, non da sacrificare
La domanda, allora, è inevitabile: perché a pagare le difficoltà di un grande ospedale devono essere proprio i territori più periferici e difficili da raggiungere?
Il tema non riguarda soltanto i residenti della Costiera, ma anche i suoi ospiti.
Il punto non è difendere a prescindere un determinato modello organizzativo, ma è un altro: quando si modifica un sistema di emergenza, bisogna prima costruire l’alternativa e soltanto dopo cambiare l’organizzazione esistente.
Non il contrario.


