di EMILIANO AMATO
Anni di tensioni familiari e ripetuti interventi dei carabinieri, fino alla denuncia formalizzata ieri sera da una donna sulla sessantina nei confronti del figlio. È accaduto a Scala dove i militari della Stazione di Ravello sono intervenuti dopo una richiesta di aiuto arrivata al 112 per un episodio di violenza domestica.
Secondo quanto riferito dalla donna ai militari, nel corso della giornata il figlio, poco più che ventenne, avrebbe messo in atto reiterati comportamenti intimidatori, culminati con una minaccia di morte. Il giovane, sempre secondo la denuncia, avrebbe fatto riferimento anche all’utilizzo di una pistola nel caso in cui la madre non gli avesse intestato la propria abitazione.

Dopo la minaccia, la donna avrebbe cercato di allontanarsi dall’abitazione, riferendo però di essere stata seguita dal figlio. Da qui la richiesta di intervento al numero unico di emergenza 112.
Sul posto è arrivata una pattuglia dell’Aliquota Radiomobile, che ha effettuato anche una sommaria ispezione dell’abitazione, senza trovare armi. Un elemento che, secondo quanto successivamente precisato dalla stessa denunciante, sarebbe coerente con il fatto che il figlio non possedesse né avrebbe mai posseduto armi.
La madre ha comunque riferito ai carabinieri di avere già subito in passato analoghe minacce e di vivere da tempo una situazione familiare problematica, per la quale si sarebbe già rivolta ai servizi sanitari competenti. La donna aveva già avuto contatti con il Centro antiviolenza di Minori.
Al termine dell’intervento la donna ha formalizzato denuncia-querela nei confronti del figlio. I fatti sono stati ricondotti all’ipotesi di reato prevista dall’articolo 572 del codice penale, relativo ai maltrattamenti contro familiari e conviventi.
I carabinieri hanno proceduto secondo le modalità previste dal cosiddetto Codice Rosso, la disciplina introdotta per rafforzare la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere e per accelerare gli interventi dell’autorità giudiziaria nei casi previsti dalla legge.
La posizione del giovane, già destinatario di quattro ammonimenti, resta al vaglio dell’autorità giudiziaria.


